Una pianura, quattro regioni, una risorsa condivisa
La Pianura Padana è il più grande sistema idrogeologico del Paese. Si estende per oltre 46.000 chilometri quadrati fra Alpi e Appennini, ospita oltre 20 milioni di abitanti e concentra una parte rilevante dell'agricoltura, dell'allevamento e dell'industria italiani. La falda padana è in realtà una sequenza di acquiferi sovrapposti: una falda superficiale, esposta alle pressioni del suolo, e una serie di falde profonde, più protette, separate da strati impermeabili.
La gestione dell'acqua potabile nella Pianura Padana è uno dei più grandi compiti di ingegneria sanitaria italiana. Gli acquedotti urbani delle grandi città padane attingono in genere alle falde profonde, di migliore qualità chimica. La falda superficiale è invece esposta a tutte le pressioni del suolo: fertilizzanti, deiezioni zootecniche, fitofarmaci, scarichi industriali storici.
Nitrati: il parametro chiave
I nitrati sono il parametro che meglio rappresenta la condizione della Pianura Padana. Le falde superficiali di vaste aree, in particolare nelle province di Cremona, Mantova, Lodi, Modena, Reggio Emilia e Verona, presentano da decenni concentrazioni elevate. La direttiva nitrati europea ha definito intere parti della Pianura Padana come zone vulnerabili ai nitrati, con obblighi specifici per l'utilizzo agricolo.
Per l'acqua potabile, il limite stabilito dal D.Lgs. 18/2023 è di 50 mg/L. I gestori adottano diverse strategie per garantire il rispetto del limite: captazione prevalente da falda profonda, miscelazione fra acque a diverso contenuto di nitrati, in alcuni casi trattamento per abbattere il parametro. Al rubinetto dei capoluoghi principali i valori sono in genere ampiamente sotto il limite.
Falda profonda: la risposta storica dei gestori
L'utilizzo prevalente della falda profonda è la strategia principale dei gestori padani per garantire acqua di buona qualità. Le falde profonde, separate dalla superficie da strati impermeabili, sono in larga parte ricaricate da acque infiltratesi molto tempo fa e meno esposte alle pressioni recenti. Tuttavia il loro utilizzo intenso ha portato in alcune aree a fenomeni di abbassamento del livello piezometrico.
La gestione sostenibile della falda profonda richiede equilibrio fra prelievi e ricarica naturale. In alcuni contesti i gestori hanno avviato studi e progetti di ricarica artificiale per ripristinare i livelli. La qualità della falda profonda è in genere ottima ma in alcuni casi può presentare concentrazioni elevate di ferro e manganese, che richiedono trattamento.
Cremona, Mantova, Parma, Modena, Reggio, Verona: città a confronto
Cremona si serve in larga parte di acque della falda alluvionale del Po, con durezza in genere fra 30 e 40 °f. Padania Acque garantisce il monitoraggio. Mantova ha una situazione storica di nitrati elevati nelle falde superficiali; oggi l'acqua erogata è conforme grazie a captazione da falda profonda e miscelazione. Parma attinge a una combinazione di pozzi profondi e fonti collinari, con qualità complessivamente buona.
Modena e Reggio Emilia, servite da IRETI, utilizzano falde profonde e fonti collinari, con valori di nitrati al rubinetto in genere ampiamente inferiori al limite. Verona, servita da Acque Veronesi, utilizza acque della falda padana e risorgive, con buona qualità complessiva. Tutte queste città pubblicano periodicamente i dati delle analisi.
PFAS e altri contaminanti emergenti
La Pianura Padana ospita anche siti industriali che hanno generato contaminazioni storiche. Il caso più noto è quello dei PFAS nell'area vicentina, di cui si è trattato in altri confronti. Altre aree padane hanno presentato situazioni di solventi clorurati, cromo industriale, residui di fitofarmaci. Il monitoraggio è progressivamente esteso anche ai contaminanti emergenti.
Il D.Lgs. 18/2023 introduce nuovi limiti e nuovi parametri, fra cui il limite specifico per PFAS applicabile dal 2026. Nel corso degli anni l'attenzione si sta spostando anche sui microinquinanti farmaceutici e sui prodotti di trasformazione di pesticidi. La Pianura Padana, per la sua intensività di pressioni, è una delle aree con maggiore necessità di monitoraggio capillare.
Durezza in tutta la Pianura Padana
Le acque della Pianura Padana sono in generale medio-dure o dure, con valori che spesso superano i 30 °f. Questo dipende dalle caratteristiche geologiche delle falde alluvionali e non riguarda la salubrità ma il comfort domestico. Le incrostazioni in caldaie, lavatrici e lavastoviglie sono una conseguenza diretta. La sostituzione del calcare con sodio attraverso addolcitori va valutata caso per caso.
Va ricordato che un'acqua dura apporta calcio e magnesio, due minerali utili nell'alimentazione. Una regolazione errata dell'addolcitore può produrre un'acqua eccessivamente dolce e potenzialmente aggressiva sulle tubazioni metalliche. Il D.Lgs. 18/2023 indica come valore consigliato un intervallo fra 15 e 50 °f, all'interno del quale si colloca la maggior parte delle acque padane.