Origine e tipologia delle acque
La Lombardia attinge da una pluralità di fonti: la falda padana, profonda e superficiale, copre buona parte del fabbisogno di pianura, mentre l'area prealpina e alpina è alimentata da sorgenti e dai laghi. La provincia di Milano è in larga parte servita da acqua di falda profonda, una risorsa preziosa che richiede protezione dal sovrasfruttamento. La Lombardia presenta inoltre una notevole rete di pozzi monitorati.
Il Veneto combina sorgenti dolomitiche di ottima qualità nell'area pedemontana, falda profonda e superficiale nella pianura e il sistema delle risorgive nel medio Veneto. Quest'ultimo è uno dei sistemi idrogeologici più caratteristici d'Italia e fornisce acqua di buona qualità a numerosi acquedotti. Nelle pianure più meridionali la risorsa è meno protetta e più esposta alla pressione agricola.
PFAS: il caso veneto e il quadro lombardo
Il caso PFAS in Veneto, emerso a partire dal 2013 e collegato a un impianto industriale in provincia di Vicenza, ha interessato un'area che comprende parte delle province di Vicenza, Verona e Padova, coinvolgendo centinaia di migliaia di residenti. La Regione Veneto ha attivato un piano di sorveglianza sanitaria, ha installato filtri a carboni attivi sugli acquedotti coinvolti e ha definito limiti regionali più stringenti rispetto a quelli storici nazionali. Oggi gli acquedotti nell'area coinvolta erogano acqua conforme ai limiti vigenti.
La Lombardia ha presentato situazioni più localizzate di PFAS, in genere collegate a singoli siti industriali, senza l'estensione territoriale del caso veneto. Il D.Lgs. 18/2023 ha introdotto limiti nazionali specifici per PFAS, applicabili dal 12 gennaio 2026, che uniformeranno il quadro su tutto il territorio. Entrambe le regioni stanno adeguando i piani di monitoraggio in vista dell'entrata in vigore dei nuovi limiti.
Nitrati e Pianura Padana
La Pianura Padana, condivisa fra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, è una delle aree europee con maggiore presenza di nitrati nelle falde superficiali a causa della densità di allevamenti e dell'uso storico di fertilizzanti. In Lombardia le falde superficiali della Bassa lodigiana, cremonese e mantovana hanno mostrato in passato concentrazioni vicine o superiori al limite di 50 mg/L. La risposta tipica è stata la captazione da falda profonda, la miscelazione o il trattamento.
In Veneto le aree più esposte si trovano nella Bassa veronese, nel Polesine e in alcune zone vicentine e padovane. Anche qui i gestori utilizzano miscelazione e captazione da risorse meno esposte. È utile sottolineare che il limite del nitrato al rubinetto è 50 mg/L e che, dove le situazioni di pressione agricola sono importanti, gli acquedotti sono soggetti a monitoraggio rinforzato.
Durezza: due regioni a confronto
Sia Lombardia sia Veneto presentano acque generalmente medio-dure o dure, con valori che spesso superano i 30 °f nelle aree di pianura. Milano, ad esempio, eroga acqua con durezza tipicamente compresa fra 28 e 40 °f a seconda della zona, mentre Brescia e Bergamo hanno valori simili. In Veneto, città come Verona e Padova mostrano valori medi fra 20 e 35 °f, mentre la pedemontana berica e dolomitica può scendere sotto i 20 °f grazie alle sorgenti calcaree pure.
La durezza non è un parametro di salubrità ma incide sul comfort domestico: incrostazioni in caldaia, lavatrice e lavastoviglie, residui sulle stoviglie. In entrambe le regioni l'installazione di addolcitori è frequente, ma è bene ricordare che una regolazione errata può produrre acqua troppo dolce e potenzialmente aggressiva sulle tubazioni.
Solventi clorurati e contaminazioni industriali storiche
La Lombardia ha conosciuto in alcune aree dell'hinterland milanese e in altri poli industriali situazioni storiche di contaminazione da solventi clorurati come tricloroetilene, dovute ad attività industriali pregresse. I gestori hanno installato impianti di trattamento a carboni attivi e i parametri al rubinetto risultano conformi. Il monitoraggio resta capillare.
Il Veneto ha vissuto situazioni di contaminazione industriale più localizzate e meno estese rispetto alla Lombardia, ad eccezione del caso PFAS, di cui si è parlato sopra. Le aree industriali di Porto Marghera e di Vicenza sono storicamente le più sorvegliate.
Gestori e qualità del servizio
In Lombardia il servizio idrico è gestito da una pluralità di soggetti, in genere a controllo pubblico, raggruppati per ambiti territoriali ottimali. MM serve Milano città, Gruppo CAP la città metropolitana di Milano, Brianzacque gran parte della Brianza, Padania Acque la provincia di Cremona, A2A Ciclo Idrico parte di Brescia. La frammentazione è bilanciata da capacità di investimento mediamente buona.
In Veneto il modello prevalente è quello del consorzio Viveracqua, che aggrega numerosi gestori regionali e consente economie di scala su acquisti, ricerca perdite e laboratori. La rete dei gestori veneti ha investito in modo importante negli ultimi anni anche in funzione della risposta al caso PFAS, e i tassi di sostituzione delle reti sono fra i migliori del Paese.