Confronto regionale · Emilia-Romagna / Marche

Acqua Emilia-Romagna vs Marche: pianura padana e collina adriatica

Emilia-Romagna e Marche si affacciano entrambe sull'Adriatico ma hanno strutture idriche profondamente diverse. L'Emilia-Romagna combina la grande Pianura Padana, con i suoi noti problemi di nitrati e durezza, con l'arco appenninico, da cui scendono fiumi e sorgenti. Le Marche sono dominate dalle colline appenniniche, con sorgenti calcaree di buona qualità e una fascia costiera caratterizzata da falde alluvionali. Il confronto si fonda sul D.Lgs. 18/2023 e tiene conto delle peculiarità delle due regioni.

Pianura padana emiliana e collina marchigiana

L'Emilia-Romagna combina due mondi: la grande Pianura Padana orientale, ricca di falde profonde e superficiali ma esposta alla pressione agricola e zootecnica, e l'arco appenninico, da cui scendono fiumi importanti e sorgenti di buona qualità. La Romagna si serve in misura significativa di acque superficiali captate, trattate negli impianti di Romagna Acque. L'Emilia centro-occidentale utilizza prevalentemente acque di falda.

Le Marche hanno una struttura idrica dominata dall'Appennino: sorgenti calcaree di buona qualità in tutta la dorsale, falde alluvionali nelle vallate principali che scendono verso l'Adriatico. La fascia costiera utilizza in parte pozzi nelle falde di costa, con criticità locali di salinizzazione. La rete è frammentata fra diversi gestori provinciali.

Nitrati: una criticità storica della Pianura Padana emiliana

L'Emilia-Romagna ha conosciuto in passato situazioni di concentrazione elevata di nitrati nelle falde superficiali di alcune aree, in particolare nelle province di Modena, Reggio Emilia e Parma, caratterizzate da agricoltura e zootecnia intensive. La risposta dei gestori è stata l'utilizzo di falda profonda, la miscelazione con acque a basso contenuto di nitrati e in alcuni casi il trattamento. I valori al rubinetto delle città principali si mantengono ampiamente sotto il limite di 50 mg/L.

Le Marche presentano situazioni di nitrati più localizzate, in particolare nelle vallate agricole della parte centro-meridionale. La presenza di sorgenti appenniniche di buona qualità consente in genere ai gestori di mantenere valori contenuti al rubinetto attraverso miscelazione. Anche qui il monitoraggio è capillare.

Sorgenti appenniniche marchigiane

Le Marche dispongono di un patrimonio di sorgenti appenniniche calcaree di qualità mediamente alta. Le sorgenti dei Sibillini, della dorsale umbro-marchigiana, dell'area di Frasassi forniscono acque oligominerali o mediominerali di ottima composizione chimica. Gli acquedotti delle città di mezza costa, come Macerata, Fabriano e Pesaro, beneficiano in parte di queste fonti.

Il sisma del 2016 ha modificato il regime di alcune sorgenti nell'area di Visso e Castelsantangelo sul Nera, richiedendo riconfigurazione degli schemi di adduzione. Oggi la situazione è in larga parte stabilizzata. Le sorgenti marchigiane sono inoltre integrate da pozzi nelle pianure costiere, con qualità più variabile.

Bologna, Ancona e gli altri capoluoghi

Bologna è servita da Hera con una combinazione di acque di falda, acque dai fiumi appenninici trattate e di sorgenti. La durezza è medio-alta, fra 25 e 35 °f a seconda della zona della città. La qualità al rubinetto è conforme e ampiamente monitorata. Hera è uno dei gestori più strutturati d'Italia per capacità di investimento e laboratorio.

Ancona è servita da Viva Servizi con una combinazione di sorgenti appenniniche e pozzi della valle dell'Esino. La durezza è media, intorno a 25-30 °f. La qualità chimica e microbiologica al rubinetto è in genere buona. Le altre città marchigiane sono servite da gestori provinciali con caratteristiche diverse fra coste e zone interne.

Salinizzazione costiera e perdite di rete

Lungo la fascia adriatica entrambe le regioni presentano criticità locali di salinizzazione delle falde di costa, accentuate dalla sovra-estrazione e dai cambiamenti climatici. Le Marche, con una densità urbana costiera importante, ne sono interessate in alcune aree fra Ancona e San Benedetto del Tronto. L'Emilia-Romagna, lungo la riviera ravennate e ferrarese, conosce fenomeni analoghi.

Le perdite di rete in Emilia-Romagna sono mediamente più basse, intorno al 25-30%, grazie alla capacità di investimento di Hera e Romagna Acque. Nelle Marche le perdite sono mediamente più alte, fra il 35 e il 45%, con investimenti in corso per ridurle. La qualità chimica al rubinetto non è influenzata dalle perdite, mentre il costo del servizio sì.

Domande frequenti

L'acqua di Bologna è dura?
Sì, l'acqua di Bologna presenta una durezza medio-alta, in genere fra 25 e 35 °f a seconda della zona. È un valore tipico delle acque emiliane di pianura. La durezza non è un parametro di salubrità ma può creare incrostazioni in caldaie ed elettrodomestici.
I nitrati sono un problema in Emilia-Romagna?
Storicamente sì, in particolare nelle falde superficiali delle aree agricole intensive. I gestori, in primis Hera, captano da falda profonda e adottano miscelazione e monitoraggio rinforzato. Al rubinetto i valori si mantengono ampiamente sotto il limite di 50 mg/L nelle città principali.
Posso bere l'acqua del rubinetto ad Ancona?
Sì. L'acqua erogata da Viva Servizi è conforme ai limiti di legge e presenta in genere durezza media e ottima composizione chimica grazie alle sorgenti appenniniche utilizzate.
Le sorgenti delle Marche sono state danneggiate dal terremoto del 2016?
Alcune sorgenti dell'area di Visso e Castelsantangelo sul Nera hanno modificato il regime dopo gli eventi sismici. I gestori hanno riconfigurato gli schemi di adduzione e oggi la situazione è in larga parte stabilizzata, con qualità conforme.
Quale fra Emilia-Romagna e Marche ha l'acqua più dolce?
Le Marche presentano in media valori di durezza più bassi, fra 20 e 35 °f, contro 25-40 °f dell'Emilia-Romagna. La differenza è dovuta alla prevalenza di sorgenti appenniniche marchigiane rispetto alle acque di pianura emiliana.

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