Pianura padana emiliana e collina marchigiana
L'Emilia-Romagna combina due mondi: la grande Pianura Padana orientale, ricca di falde profonde e superficiali ma esposta alla pressione agricola e zootecnica, e l'arco appenninico, da cui scendono fiumi importanti e sorgenti di buona qualità. La Romagna si serve in misura significativa di acque superficiali captate, trattate negli impianti di Romagna Acque. L'Emilia centro-occidentale utilizza prevalentemente acque di falda.
Le Marche hanno una struttura idrica dominata dall'Appennino: sorgenti calcaree di buona qualità in tutta la dorsale, falde alluvionali nelle vallate principali che scendono verso l'Adriatico. La fascia costiera utilizza in parte pozzi nelle falde di costa, con criticità locali di salinizzazione. La rete è frammentata fra diversi gestori provinciali.
Nitrati: una criticità storica della Pianura Padana emiliana
L'Emilia-Romagna ha conosciuto in passato situazioni di concentrazione elevata di nitrati nelle falde superficiali di alcune aree, in particolare nelle province di Modena, Reggio Emilia e Parma, caratterizzate da agricoltura e zootecnia intensive. La risposta dei gestori è stata l'utilizzo di falda profonda, la miscelazione con acque a basso contenuto di nitrati e in alcuni casi il trattamento. I valori al rubinetto delle città principali si mantengono ampiamente sotto il limite di 50 mg/L.
Le Marche presentano situazioni di nitrati più localizzate, in particolare nelle vallate agricole della parte centro-meridionale. La presenza di sorgenti appenniniche di buona qualità consente in genere ai gestori di mantenere valori contenuti al rubinetto attraverso miscelazione. Anche qui il monitoraggio è capillare.
Sorgenti appenniniche marchigiane
Le Marche dispongono di un patrimonio di sorgenti appenniniche calcaree di qualità mediamente alta. Le sorgenti dei Sibillini, della dorsale umbro-marchigiana, dell'area di Frasassi forniscono acque oligominerali o mediominerali di ottima composizione chimica. Gli acquedotti delle città di mezza costa, come Macerata, Fabriano e Pesaro, beneficiano in parte di queste fonti.
Il sisma del 2016 ha modificato il regime di alcune sorgenti nell'area di Visso e Castelsantangelo sul Nera, richiedendo riconfigurazione degli schemi di adduzione. Oggi la situazione è in larga parte stabilizzata. Le sorgenti marchigiane sono inoltre integrate da pozzi nelle pianure costiere, con qualità più variabile.
Bologna, Ancona e gli altri capoluoghi
Bologna è servita da Hera con una combinazione di acque di falda, acque dai fiumi appenninici trattate e di sorgenti. La durezza è medio-alta, fra 25 e 35 °f a seconda della zona della città. La qualità al rubinetto è conforme e ampiamente monitorata. Hera è uno dei gestori più strutturati d'Italia per capacità di investimento e laboratorio.
Ancona è servita da Viva Servizi con una combinazione di sorgenti appenniniche e pozzi della valle dell'Esino. La durezza è media, intorno a 25-30 °f. La qualità chimica e microbiologica al rubinetto è in genere buona. Le altre città marchigiane sono servite da gestori provinciali con caratteristiche diverse fra coste e zone interne.
Salinizzazione costiera e perdite di rete
Lungo la fascia adriatica entrambe le regioni presentano criticità locali di salinizzazione delle falde di costa, accentuate dalla sovra-estrazione e dai cambiamenti climatici. Le Marche, con una densità urbana costiera importante, ne sono interessate in alcune aree fra Ancona e San Benedetto del Tronto. L'Emilia-Romagna, lungo la riviera ravennate e ferrarese, conosce fenomeni analoghi.
Le perdite di rete in Emilia-Romagna sono mediamente più basse, intorno al 25-30%, grazie alla capacità di investimento di Hera e Romagna Acque. Nelle Marche le perdite sono mediamente più alte, fra il 35 e il 45%, con investimenti in corso per ridurle. La qualità chimica al rubinetto non è influenzata dalle perdite, mentre il costo del servizio sì.