Origine dell'acqua: due geografie diverse
Nel Nord Italia la risorsa idropotabile arriva in larga parte dall'arco alpino e prealpino, dai grandi laghi e dalla falda padana. L'acqua delle sorgenti alpine è in genere fredda, povera di carico organico e con mineralizzazione media o medio-alta a seconda delle rocce attraversate. La falda padana, ricarica naturale per gran parte della pianura, ha invece subito decenni di pressione agricola e zootecnica con conseguente aumento dei nitrati in molte aree.
Nel Sud Italia la geografia idrica è dominata dalla dorsale appenninica meridionale, con sorgenti calcaree spesso di buona qualità chimica, integrate da falde profonde e da un sistema di invasi e schemi di trasferimento idrico fra regioni. L'Acquedotto Pugliese, ad esempio, porta in Puglia acqua proveniente in buona parte dalla Basilicata. Le aree vulcaniche del Lazio meridionale, della Campania e della Sicilia mostrano un quadro idrochimico particolare, con presenza naturale di fluoruri, arsenico o altri elementi a seconda dei contesti.
Durezza e mineralizzazione: cosa cambia davvero
La durezza dell'acqua, espressa in gradi francesi (°f), non è un parametro di salubrità ma di tipologia. Nel Nord Italia le acque sono spesso classificate come medio-dure o dure, in particolare in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove sono comuni valori fra 30 e 45 °f. Nel Sud Italia il quadro è più variegato: zone con acque medio-dolci convivono con aree calcaree dove la durezza supera i 30 °f.
Un'acqua dura non fa male alla salute, anzi apporta calcio e magnesio, ma crea incrostazioni in caldaie e elettrodomestici. Un'acqua dolce, al contrario, può essere più aggressiva nei confronti delle tubazioni metalliche più datate. Il D.Lgs. 18/2023 indica come valore consigliato un intervallo fra 15 e 50 °f, all'interno del quale ricade la stragrande maggioranza delle acque italiane sia al Nord sia al Sud.
Problematiche storiche: nitrati al Nord, arsenico al Sud
Le problematiche tipiche delle due macroaree riflettono la geologia e la storia agricola. Il Nord Italia, in particolare la Pianura Padana, ha conosciuto in passato superamenti del limite di nitrati nelle falde superficiali, con esempi noti in alcune zone di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. La Lombardia ha conosciuto anche situazioni storiche di contaminazione da solventi clorurati nelle aree industriali, mentre il Veneto è stato al centro del caso PFAS legato all'area di Vicenza.
Nel Sud Italia la presenza naturale di arsenico in alcune aree vulcaniche del Lazio settentrionale ha portato in passato a deroghe e poi a interventi di abbattimento. La Sicilia presenta situazioni eterogenee con punte di salinizzazione nelle aree costiere a causa della sovra-estrazione. Le perdite di rete sono storicamente più alte al Sud, con valori medi che superano il 45% in diverse regioni e che incidono sulla pressione di servizio più che sulla qualità chimica al rubinetto.
Gestori, qualità del servizio e investimenti
Il quadro dei gestori del servizio idrico integrato è frammentato. Al Nord prevalgono multiutility di medie e grandi dimensioni, spesso a controllo pubblico ma con forte capacità di investimento; sono esempi MM e Gruppo CAP per l'area milanese, Hera in Emilia-Romagna e gestori regionali in Veneto. Al Sud convivono gestori unici regionali, come Acquedotto Pugliese, e una pluralità di realtà locali di dimensioni minori, con investimenti pro capite mediamente più bassi.
Questa differenza incide sulla capacità di rinnovare le reti, ridurre le perdite e attivare trattamenti avanzati. Va ricordato però che la qualità chimica e microbiologica al rubinetto è uniformemente controllata in tutta Italia secondo gli stessi parametri di legge: ASL e gestori effettuano campionamenti periodici e i superamenti sono pubblici. Non esiste un Nord 'sicuro' e un Sud 'insicuro': esistono singoli acquedotti con storie e criticità diverse.
Quanto si paga: la bolletta nelle due macroaree
Il costo dell'acqua in bolletta è tendenzialmente più alto al Nord rispetto al Sud, con tariffe medie per uso domestico tipico fra 2,20 e 2,80 €/m³ nelle regioni settentrionali e fra 1,40 e 2,20 €/m³ in molte regioni meridionali. La differenza riflette diversi fattori: livelli di investimento, struttura tariffaria, costo dell'energia per il sollevamento, ampiezza del bacino d'utenza, scelte politiche locali.
Una tariffa più bassa al Sud non significa servizio migliore: spesso indica investimenti più contenuti, con conseguente accumulo di vetustà delle reti. Una tariffa più alta al Nord finanzia ricerca perdite, distrettualizzazione e trattamenti avanzati come l'abbattimento di nitrati o PFAS dove necessario. Per il singolo cittadino, comunque, l'acqua del rubinetto resta in ogni caso più economica dell'acqua minerale in bottiglia di almeno due ordini di grandezza.
Cosa controllare se vuoi conoscere davvero la tua acqua
Al di là delle differenze fra macroaree, l'unico modo per conoscere la qualità reale dell'acqua che esce dal tuo rubinetto è leggere il rapporto di prova pubblicato dal gestore per il tuo Comune ed eventualmente integrare con un'analisi del campione prelevato al punto d'uso. La rete domestica, le tubazioni interne dell'edificio e l'eventuale presenza di vecchi serbatoi possono incidere su parametri come piombo, ferro o carica microbica anche dove la rete pubblica eroga acqua conforme.
- Durezza (°f): incide su elettrodomestici, non sulla salute
- Nitrati: rilevanti soprattutto al Nord nelle aree agricole
- PFAS: storicamente segnalati in Veneto e in alcune aree limitate
- Arsenico e fluoruri: zone vulcaniche del centro-sud
- Piombo: legato alle tubazioni interne, non al gestore
- Carica batterica: serbatoi e tubazioni a valle del contatore