Il sistema sorgentizio del Carso
Il Carso triestino e isontino è un acquifero carbonatico estremamente produttivo ma anche estremamente vulnerabile. La rapidità di transito delle acque nei sistemi carsici implica una limitata capacità di autodepurazione e una forte sensibilità alle pressioni antropiche superficiali. Le sorgenti del Timavo, fra le più importanti d'Europa per portata, alimentano una porzione del territorio. La gestione di queste captazioni richiede tutela rigorosa delle aree di ricarica.
Le acque carsiche, di norma fresche e di buona qualità chimica, possono mostrare oscillazioni di torbidità dopo piogge intense per via della rapidità di transito. Il monitoraggio nei punti di captazione è continuo. La qualità al rubinetto nei capoluoghi del Friuli Venezia Giulia, da Trieste a Udine a Pordenone, è conforme ai limiti del D.Lgs. 18/2023.
PFAS: il caso veneto
Il Veneto è stato al centro di una delle emergenze ambientali più rilevanti d'Italia per la presenza di PFAS, sostanze poli- e perfluoroalchiliche, in una porzione di territorio che comprende parte delle province di Vicenza, Verona e Padova. L'origine è stata individuata in attività industriali storiche di un sito produttivo specifico. La risposta del sistema sanitario regionale e dei gestori ha incluso l'installazione di impianti di abbattimento a carboni attivi, sorveglianza epidemiologica e nuovi limiti normativi.
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva (UE) 2020/2184, ha introdotto a livello nazionale i limiti per PFAS totali (0,5 µg/L) e per la somma di 20 PFAS specifici (0,1 µg/L), in vigore dal 12 gennaio 2026. La Regione Veneto applica già limiti di prestazione più stringenti per i propri impianti dell'area interessata. Le aree del Friuli Venezia Giulia non risultano interessate da problematiche PFAS sistemiche analoghe.
Falda dell'alta pianura e risorgive
Sia il Friuli sia il Veneto si appoggiano in larga misura alla falda dell'alta pianura, alimentata dalle dispersioni dei fiumi alpini nelle conoidi al piede dei rilievi. Questa falda fornisce acqua di buona qualità alle aree di alta e media pianura. Nella bassa pianura, dove emergono le risorgive, la situazione è più articolata e la pressione agricola e zootecnica può incidere sui nitrati nelle falde superficiali.
Le risorgive del Veneto centrale e del Friuli occidentale sono ambienti idrogeologici di grande valore, ma sono anche indicatori sensibili dello stato delle acque sotterranee. Il monitoraggio dei nitrati di origine agricola è stato a lungo un tema di attenzione per entrambe le regioni, con esiti complessivamente in miglioramento negli ultimi due decenni grazie alle politiche di buona pratica agricola.
Gestori e investimenti
Il Friuli Venezia Giulia ha un panorama gestionale con quattro ambiti territoriali ottimali e gestori come CAFC per Udine, AcegasApsAmga per Trieste, HydroGEA per la Carnia e Livenza Tagliamento Acque per il pordenonese orientale. In Veneto operano gestori come Acque Veronesi, Acque Vicentine, ETRA, Veritas e Viacqua, organizzati per ambito territoriale. In entrambe le regioni la copertura è capillare e gli investimenti pro capite sono in linea con la media del Nord Italia.
Le tariffe medie sono moderate in entrambe le regioni, con valori in genere fra 1,80 e 2,60 €/m³ per uso domestico tipo. La rete è oggetto di interventi continui di rinnovo e di distrettualizzazione per la ricerca perdite.