Perché il residuo fisso è così basso
Il residuo fisso misura i sali disciolti che restano quando un litro d'acqua evapora a 180 °C. In Lauretana è appena 14 mg/L perché la roccia da cui filtra — gneiss e graniti del massiccio biellese — è chimicamente povera e poco solubile: l'acqua la attraversa senza arricchirsi di calcio, magnesio o bicarbonati. Il risultato è un'acqua che sulla lingua risulta quasi «vuota», neutra, senza la rotondità delle acque calcaree.
Anche la conducibilità elettrica, che è direttamente legata ai sali disciolti, è bassissima (intorno a 15 µS/cm): un altro modo per leggere la stessa cosa. Chi cerca un'acqua che non appesantisca il gusto di un tè pregiato o di un caffè in purezza spesso sceglie proprio profili come questo.
A cosa serve davvero un residuo così basso
L'idea che un'acqua a basso residuo «lavi via» le scorie o «sgonfi» è più marketing che fisiologia: reni e fegato depurano l'organismo indipendentemente dall'acqua che bevi. Un residuo basso ha però un senso pratico in alcune situazioni: lascia meno calcare in caldaie e ferri da stiro, ha pochissimo sodio (0,9 mg/L, adatta alle diete iposodiche) ed è tra le tipologie usate per la preparazione degli alimenti dei lattanti.
Va detto con onestà che il calcio e il magnesio che non prendi dall'acqua leggera li assumi comunque dagli alimenti: in una dieta equilibrata l'acqua contribuisce solo in piccola parte al fabbisogno di minerali. Scegliere Lauretana è legittimo per gusto e leggerezza percepita, non perché le altre acque «facciano male».