Acque vulcaniche dell'Etna
La Sicilia orientale dispone di una risorsa idrica di eccezionale qualità: le sorgenti vulcaniche dell'Etna. La massa basaltica del vulcano funziona come un enorme filtro naturale e le sorgenti che ne emergono presentano acque oligominerali di ottima composizione chimica, con bassa durezza e bassa presenza di elementi indesiderati. Catania e i comuni etnei beneficiano in larga parte di queste fonti.
Le acque vulcaniche etnee sono inoltre alla base di alcune importanti acque minerali italiane. Per la rete acquedottistica, la gestione di queste sorgenti richiede attenzione alla protezione delle aree di ricarica e al monitoraggio dei parametri specifici dell'idrochimica vulcanica. La Sicilia occidentale, priva di vulcani attivi, si appoggia invece su invasi e sorgenti appenniniche.
Sistema degli invasi sardo
La Sardegna ha sviluppato fin dagli anni del secondo dopoguerra un sistema di invasi di grande capacità per fronteggiare la scarsità di acque sorgentizie e la siccità ricorrente. Gli invasi del Liscia, del Posada, del Tirso, del Coghinas e altri compongono un sistema integrato che alimenta la rete idrica regionale. L'acqua trattenuta viene potabilizzata in impianti dedicati prima della distribuzione.
Questo modello implica un trattamento più articolato rispetto alle acque di sorgente: filtrazione, sedimentazione, disinfezione, eventuale rimozione di sostanze organiche. La qualità al rubinetto è conforme ma il sapore può risentire del processo di potabilizzazione, soprattutto in alcuni periodi dell'anno. La siccità degli ultimi anni ha messo sotto pressione il sistema in diverse zone.
Perdite di rete e siccità
Entrambe le isole presentano livelli di perdita di rete elevati. In Sicilia in alcune aree si superano il 50%, conseguenza della vetustà delle reti e della frammentazione storica della gestione. Molte zone della Sicilia conoscono ancora la pratica della distribuzione intermittente, con erogazione a giorni alterni e riempimento dei serbatoi privati domestici. Questo sistema, comune nelle isole, ha implicazioni sulla qualità microbiologica al punto d'uso.
In Sardegna le perdite si attestano mediamente sotto la Sicilia ma sopra la media nazionale, fra il 40 e il 50% in molte aree. La siccità ricorrente, accentuata dai cambiamenti climatici, è una preoccupazione strutturale. Abbanoa investe in ricerca perdite e distrettualizzazione, con risultati graduali. La distribuzione continua è in genere garantita nelle città principali ma può subire restrizioni in periodi di stress idrico.
Serbatoi domestici e qualità al punto d'uso
La presenza diffusa di serbatoi domestici nelle abitazioni siciliane, conseguenza storica della distribuzione intermittente, costituisce un tema specifico per la qualità dell'acqua al rubinetto. I serbatoi privati richiedono manutenzione regolare, pulizia e disinfezione periodiche per evitare la proliferazione di carica microbica al punto d'uso. La responsabilità è del proprietario dell'immobile, non del gestore.
Anche in alcune aree della Sardegna sono presenti serbatoi domestici, ma in misura minore. Per i residenti delle isole, l'analisi dell'acqua al rubinetto può fornire informazioni utili che vanno oltre il dato dell'acquedotto, in particolare sul fronte microbiologico. Il dato del gestore documenta la qualità in uscita dalla rete pubblica.
Palermo e Cagliari: due capoluoghi insulari
Palermo è servita da AMAP con acque provenienti in larga parte dagli invasi e da sorgenti del Madonie. La durezza si colloca in genere fra 20 e 30 °f. La qualità al rubinetto è conforme ai limiti di legge, anche se in alcune zone della città permangono temi di pressione e di servizio. La rete è oggetto di un piano di investimento articolato.
Cagliari è servita da Abbanoa con acque prevalentemente provenienti dagli invasi del sud Sardegna, potabilizzate negli impianti dedicati. La durezza è in genere fra 15 e 25 °f. La qualità chimica è conforme. Il sapore può variare nei diversi periodi dell'anno in funzione delle caratteristiche delle acque grezze e del trattamento.