L'acquedotto del Peschiera e le sorgenti reatine
Il sistema dell'acquedotto del Peschiera, alimentato dalle sorgenti reatine del Peschiera e delle Capore, costituisce la spina dorsale dell'approvvigionamento idrico di Roma e di larga parte del Lazio. Si tratta di sorgenti di altissima qualità chimica e di portata eccezionale. ACEA ATO 2 gestisce il sistema con investimenti continui. La distanza fra le sorgenti e l'utilizzo finale rende cruciale la tenuta della rete adduttrice.
Anche le sorgenti dei Monti Sibillini, condivise con le Marche e l'Umbria, contribuiscono al sistema idrico del Lazio settentrionale e dell'Umbria. La componente vulcanica del Lazio centrale, dei Castelli Romani in particolare, integra l'approvvigionamento con falde che possono presentare contenuti naturali di arsenico e fluoruri da gestire con trattamento specifico.
Acquiferi vulcanici e arsenico geogenico
Le aree vulcaniche del Lazio settentrionale, dei Castelli Romani e dei Monti Sabatini possono presentare nelle acque sotterranee concentrazioni naturali di arsenico legate alla composizione delle rocce vulcaniche. Negli anni passati sono state attivate deroghe ai sensi della normativa europea, oggi superate grazie agli interventi di abbattimento. Il limite del D.Lgs. 18/2023 per l'arsenico è 10 µg/L.
La Toscana ha analogamente un'area vulcanica importante nel Monte Amiata, con presenza geogenica di arsenico in alcune sorgenti. Anche qui sono stati realizzati impianti di abbattimento dedicati. La conformità ai limiti è oggi assicurata. La presenza di arsenico geogenico non è quindi specifica di una singola regione ma è un tema condiviso del centro Italia vulcanico.
Fluoruri e altri parametri specifici
I fluoruri sono un altro parametro che può presentare valori elevati negli acquiferi vulcanici, in particolare in alcune aree del Lazio settentrionale e dei Castelli Romani. Il limite del D.Lgs. 18/2023 è 1,5 mg/L. Gli interventi di gestione possono includere la miscelazione con altre fonti o trattamenti dedicati. La Toscana presenta valori di fluoruri in genere più contenuti.
Altri parametri vulcanici da monitorare includono il manganese e, in alcune aree, il vanadio. Il monitoraggio costante e la trasparenza dei dati pubblici da parte dei gestori sono lo strumento per garantire la conformità.
Tariffe: Toscana fra le più alte d'Italia
La Toscana presenta storicamente le tariffe idriche fra le più elevate a livello nazionale, con valori medi per uso domestico fra 2,40 e 3,00 €/m³, in alcune aree anche oltre. Il livello tariffario riflette gli investimenti in rinnovo delle reti e in adeguamento degli impianti di trattamento. Il Lazio presenta tariffe in genere più contenute, con valori fra 1,80 e 2,40 €/m³, anche se con differenze significative fra gli ambiti.
La tariffa più alta non è di per sé indice di servizio peggiore: spesso finanzia interventi infrastrutturali necessari. Il confronto delle bollette va sempre fatto per consumo equivalente.