Il sottosuolo: vulcanico in Lazio, calcareo in Campania
Il Lazio è uno dei contesti vulcanici più importanti d'Europa. I Colli Albani a sud di Roma, i Monti Sabatini a nord, i Vulsini nel Viterbese hanno generato suoli e falde che presentano in modo naturale concentrazioni non trascurabili di fluoruri e arsenico. Roma è alimentata in larga parte dalle sorgenti del Peschiera-Capore, di origine appenninica e di ottima qualità, mentre molti comuni della cintura vulcanica si servono di pozzi locali con caratteristiche idrochimiche più impegnative.
La Campania attinge in larga parte dalla dorsale appenninica meridionale, con sorgenti calcaree fra cui il sistema del Serino, le sorgenti del Sele, il complesso del Matese. Si tratta di acque di buona qualità chimica, con mineralizzazione media e durezza spesso medio-bassa. Napoli e l'area metropolitana si servono in parte di queste sorgenti, integrate da pozzi e da altri schemi di adduzione.
Fluoruri e arsenico: il caso del Viterbese
La provincia di Viterbo è stata per anni al centro di deroghe per superamento dei limiti di arsenico e fluoruri, in funzione della naturale presenza vulcanica di questi elementi. A partire dagli anni 2010 sono stati installati impianti di abbattimento, in particolare per l'arsenico, che hanno consentito di riportare la qualità dell'acqua erogata entro i limiti di legge nei comuni interessati. La normativa fissa il limite di arsenico a 10 µg/L e quello di fluoruro a 1,5 mg/L.
Anche alcune aree dei Castelli Romani hanno presentato in passato concentrazioni elevate di fluoruri, con segnalazioni di fluorosi dentale localizzata. Il monitoraggio è oggi intensivo. La situazione nei comuni interessati richiede in alcuni casi pretrattamento, miscelazione con altre fonti o installazione di impianti dedicati. Roma città, servita prevalentemente da sorgenti appenniniche, non rientra fra le aree con criticità di arsenico o fluoruri.
Sorgenti appenniniche campane
La Campania è ricca di sorgenti appenniniche di qualità: le sorgenti del Serino alimentano storicamente Napoli, quelle del Sele riforniscono la Puglia e parte della Campania attraverso schemi di adduzione, il complesso del Matese serve gran parte del Casertano. La composizione chimica è quella tipica delle acque calcaree, con durezza media, bicarbonati prevalenti e bassa presenza di elementi indesiderati.
L'area vesuviana e flegrea presenta tuttavia caratteristiche idrochimiche particolari, con presenza locale di elementi di origine vulcanica e talvolta di componenti termali. I gestori adottano monitoraggio rinforzato in queste zone. Lungo la fascia costiera la sovra-estrazione dei pozzi ha causato in alcune aree fenomeni di salinizzazione, con incremento dei cloruri e del sodio.
Reti idriche, perdite e gestori
Le reti idriche di Lazio e Campania presentano in alcune zone livelli di vetustà elevati. In Lazio le perdite di rete medie si collocano intorno al 40-45%, con picchi significativi in alcuni comuni minori; Acea ATO 2 ha avviato negli ultimi anni un piano di ricerca perdite e distrettualizzazione. In Campania le perdite sono spesso più alte, fra il 45 e oltre il 50% in molti contesti.
I gestori sono diversi: in Lazio Acea opera nei due ATO principali, Talete nel Viterbese, altri gestori più piccoli altrove. In Campania ABC è il gestore pubblico di Napoli, GORI serve il Vesuviano e la Penisola sorrentina, EVI e Alto Calore servono altre aree. La frammentazione storica rende più complessi gli investimenti, ma la situazione sta gradualmente evolvendo.
Roma e Napoli: due capoluoghi a confronto
Roma riceve acqua di alta qualità grazie alle sorgenti del Peschiera-Capore, che forniscono un'acqua oligominerale di origine appenninica, con bassa durezza e bassa mineralizzazione. La sostituzione progressiva delle vecchie tubazioni in piombo nei tratti privati resta uno dei principali fronti aperti, perché incide sulla qualità al rubinetto anche dove la rete pubblica eroga acqua conforme.
Napoli viene servita da una miscela di sorgenti appenniniche e di acque locali. La qualità al rubinetto è in genere buona, con durezza medio-bassa e mineralizzazione media. Anche qui le vecchie tubazioni interne degli edifici storici possono incidere su parametri come piombo o ferro al punto d'uso, indipendentemente dalla qualità della rete pubblica.