Storia: dalla 98/83/CE alla 2020/2184
La direttiva 98/83/CE ha disciplinato per oltre vent'anni l'acqua potabile europea, fissando parametri e limiti che gli stati membri dovevano garantire al rubinetto del consumatore.
Nel frattempo sono emerse nuove preoccupazioni: contaminanti come i PFAS, materiali a contatto con l'acqua potabile, microplastiche, geopardie climatiche sulla disponibilità. La revisione era attesa e arriva con un'impostazione molto diversa, basata sul rischio e sulla trasparenza.
Recepimento italiano: D.Lgs. 18/2023
Il D.Lgs. 23 febbraio 2023 n. 18 recepisce la direttiva 2020/2184. È strutturato in capi che disciplinano qualità dell'acqua, valutazione e gestione del rischio dal punto di captazione al rubinetto, materiali a contatto, informazione al pubblico, controlli e sanzioni.
L'autorità di riferimento è il Ministero della Salute, con l'Istituto Superiore di Sanità per gli aspetti tecnici e le ATS regionali per il controllo territoriale.
Nuovi parametri introdotti
L'allegato I è stato aggiornato con composti che la direttiva precedente non considerava o trattava marginalmente.
- PFAS: somma di 20 composti prioritari sotto 0,1 µg/L; PFAS totali sotto 0,5 µg/L.
- Bisfenolo A: 2,5 µg/L (rilascio dai materiali a contatto).
- Microcistina-LR: 1 µg/L, parametro rilevante per le acque superficiali soggette a fioriture algali.
- Uranio: 30 µg/L, per geologie specifiche.
- Acidi aloacetici (HAA5): 60 µg/L, sottoprodotti della disinfezione.
- Clorito e clorato: nuovi limiti in funzione del trattamento di disinfezione.
Piombo: limite più severo
Il valore parametrico del piombo passa da 10 a 5 µg/L, con periodo di adeguamento fino al 2036. È una decisione coerente con gli aggiornamenti tossicologici: per il piombo non c'è soglia di sicurezza, in particolare per il neurosviluppo dei bambini.
Per le tubazioni interne agli edifici la responsabilità resta del proprietario. Il legislatore italiano prevede strumenti informativi e programmi di intervento, ma la sostituzione delle colonne in piombo richiede pianificazione a livello condominiale.
Approccio risk-based: dal bacino al rubinetto
L'innovazione metodologica più importante è l'obbligo di valutazione e gestione del rischio lungo tutta la filiera idropotabile. Tre livelli: la captazione (bacino idrografico, area di salvaguardia), il sistema di distribuzione (acquedotto, serbatoi, rete), il sistema interno agli edifici (impianti, materiali, manutenzioni).
Per ogni livello i gestori devono identificare pericoli, valutare rischi, definire misure di controllo e monitoraggio. Non si guarda più solo al rubinetto: si previene a monte.
Comunicazione obbligatoria al consumatore
Il D.Lgs. 18/2023 introduce un vero diritto all'informazione. Il gestore deve mettere a disposizione almeno una volta all'anno, in forma chiara e facilmente accessibile, informazioni su qualità dell'acqua, parametri chimici e microbiologici, durezza, eventuali superamenti, struttura della tariffa.
Per i cittadini significa avere finalmente accesso strutturato a dati che prima erano spesso sepolti in PDF tecnici. Per i gestori significa investire in trasparenza e comunicazione.
Materiali a contatto con l'acqua potabile
Una novità importante riguarda i materiali utilizzati per tubazioni, rubinetti, raccordi e impianti di trattamento. La direttiva impone armonizzazione europea sui requisiti di idoneità, in modo da evitare che plastiche o leghe rilascino sostanze nell'acqua.
L'attuazione è graduale e proseguirà nei prossimi anni con regolamenti di esecuzione UE. Per il consumatore il messaggio è chiaro: i materiali contano e devono rispettare requisiti specifici, non basta una generica conformità.