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Analisi PFAS nell'acqua: come si misurano, quanto costano, dove farle

I PFAS (sostanze per- e poli-fluoroalchiliche) sono diventati nell'ultimo decennio uno dei contaminanti emergenti più discussi in Europa. La loro persistenza ambientale praticamente illimitata e i sospetti effetti sulla salute hanno spinto la Direttiva UE 2020/2184 a introdurre limiti specifici, recepiti in Italia dal D.Lgs. 18/2023. Misurare i PFAS nell'acqua non è banale: richiede strumentazione di alta gamma (LC-MS/MS), contenitori specifici e laboratori qualificati. In questo articolo vediamo perché analizzarli, dove sono diffusi in Italia, quale tecnologia si usa, quanto costa un'analisi, quanto tempo serve e come prelevare correttamente un campione.

Perché analizzare i PFAS nella propria acqua

I PFAS sono una famiglia di oltre 10.000 composti chimici sintetici utilizzati dagli anni '50 in tessuti impermeabili, padelle antiaderenti, schiume antincendio, imballaggi alimentari, prodotti per la cura della persona. La loro caratteristica peculiare è la stabilità chimica estrema: i legami carbonio-fluoro non vengono degradati né dalla luce solare, né dai processi biologici, né dalle convenzionali tecnologie di potabilizzazione.

In Italia esistono aree con contaminazione documentata. Il caso più noto è il Veneto, dove l'ex-azienda Miteni di Trissino (VI) ha contaminato la falda dei bacini imbriferi di Vicenza, Verona e Padova, esponendo per decenni circa 350.000 abitanti. Altre aree sotto osservazione: Alessandria (zona Spinetta Marengo, ex stabilimento Solvay), porzioni della Lombardia, alcune aree industriali del Piemonte e dell'Emilia-Romagna.

Per chi vive in queste zone o in aree con sospetta contaminazione industriale o militare (basi NATO che hanno utilizzato schiume antincendio AFFF), un'analisi PFAS specifica è raccomandabile.

La tecnologia analitica: LC-MS/MS

L'unico metodo strumentale validato per la quantificazione affidabile dei PFAS è la cromatografia liquida ad alta prestazione accoppiata a spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS). La cromatografia liquida separa i diversi PFAS, lo spettrometro di massa tandem li identifica con specificità altissima attraverso transizioni MRM (Multiple Reaction Monitoring).

Questa tecnologia raggiunge limiti di quantificazione di 0,001-0,01 µg/L (1-10 ng/L) per singoli PFAS, sufficienti per verificare la conformità al limite del D.Lgs. 18/2023 di 0,5 µg/L come somma dei 20 PFAS regolamentati.

Per chi cerca un'analisi PFAS nell'acqua con strumentazione LC-MS/MS, Labservice offre pannelli configurati sui 20 composti normati a livello europeo. È importante sottolineare che i PFAS NON sono rilevabili con strisce reattive, kit colorimetrici domestici, sensori IoT o app: nessuno strumento al di sotto della LC-MS/MS può quantificarli a concentrazioni rilevanti per la salute.

PFAS-20 vs PFAS totali: cosa significa

La Direttiva 2020/2184 individua due parametri distinti: il "PFAS totali" (somma di tutti i PFAS presenti, limite indicativo 0,5 µg/L) e la "somma dei PFAS" intesa come somma dei 20 composti più studiati (limite vincolante 0,1 µg/L come introdotto dal Decreto attuativo).

Un pannello PFAS-20 quantifica singolarmente i 20 composti normati: PFOA, PFOS, PFNA, PFHxA, PFHxS, PFBA, PFBS, PFPeA, PFPeS, PFHpA, PFDA, PFDS, PFUnDA, PFDoDA, PFTrDA, PFTeDA, PFHpS, PFNS, 6:2 FTS, 8:2 FTS. Questo è il pannello di riferimento per la conformità normativa.

Il "PFAS totali" richiede tecniche aggiuntive (Total Organic Fluorine, TOF) ed è più costoso. Per uso domestico il pannello PFAS-20 è generalmente sufficiente.

Costi e tempi di un'analisi PFAS

Il costo indicativo di un'analisi PFAS-20 si attesta tra 150 e 300 €, in funzione del numero di composti, dei limiti di quantificazione richiesti e del laboratorio. Cifre sensibilmente inferiori (sotto 100 €) sono raramente compatibili con un pannello completo eseguito con LC-MS/MS dedicata.

I tempi di refertazione standard sono di 5-10 giorni lavorativi dalla ricezione del campione in laboratorio. Tempi più brevi sono incompatibili con le incubazioni e i controlli di qualità richiesti dal metodo.

Per analisi più estese (pannello combinato PFAS + altri contaminanti emergenti) i costi possono salire a 400-600 € e i tempi a 10-15 giorni.

Come si preleva un campione per PFAS

Il prelievo per PFAS è particolarmente delicato perché molti materiali di uso comune (Teflon, alcuni tipi di plastica fluorurata) contengono o rilasciano PFAS contaminando il campione. È quindi essenziale utilizzare contenitori specifici forniti dal laboratorio.

I contenitori standard per PFAS sono in polipropilene (PP) o polietilene ad alta densità (HDPE), MAI in PTFE/Teflon o vetro silanizzato con composti fluorurati. La capacità tipica è 500-1000 mL.

Durante il prelievo non si devono utilizzare guanti in lattice trattati con composti antiaderenti, indumenti idrorepellenti, creme cosmetiche resistenti all'acqua nelle ore precedenti il campionamento. Il rubinetto va liberato da filtri e rompigetto, l'acqua fatta scorrere 2-3 minuti, il contenitore riempito senza toccare il bordo interno.

Un kit di prelievo PFAS-specifico per acqua del rubinetto include contenitori certificati, istruzioni operative dettagliate e materiale di consumo conforme.

Cosa fare in caso di rilevazione

Se l'analisi rileva PFAS totali sotto il limite di 0,1 µg/L (PFAS-20) o 0,5 µg/L (PFAS totali) l'acqua è formalmente conforme al D.Lgs. 18/2023. Tuttavia, considerando che molti studi tossicologici stanno proponendo limiti molto più bassi (l'EFSA nel 2020 ha proposto una dose settimanale tollerabile per la somma di 4 PFAS principali corrispondente a livelli in acqua dell'ordine di 0,004 µg/L), valori anche inferiori al limite di legge possono essere oggetto di attenzione per fasce sensibili.

Se i valori superano i limiti normativi, l'unica tecnologia di abbattimento domestico efficace è il filtro a carbone attivo a blocco (capacità di rimozione 60-95% per molti PFAS) o l'osmosi inversa (rimozione 85-99%). I filtri vanno sostituiti regolarmente perché la loro capacità di abbattimento decade nel tempo.

È sempre opportuno segnalare il superamento al gestore della rete idrica e all'ATS competente, perché può indicare un problema territoriale che richiede interventi a monte.

Domande frequenti

I PFAS si possono misurare con kit casalinghi?
No. Nessun kit casalingo, striscia reattiva o sensore IoT è in grado di rilevare i PFAS alle concentrazioni rilevanti (decine o centinaia di nanogrammi per litro). L'unico metodo affidabile è la cromatografia liquida con spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) eseguita in laboratorio.
Quanto costa un'analisi PFAS affidabile?
Un pannello PFAS-20 con metodo LC-MS/MS validato costa tipicamente 150-300 €. Prezzi sensibilmente inferiori sono raramente compatibili con un pannello completo e limiti di quantificazione adeguati.
Vivo in Veneto: devo per forza analizzare i PFAS?
Se l'abitazione rientra nell'area di contaminazione documentata (province di Vicenza, Verona, Padova) o si rifornisce da pozzo privato in quelle zone, un'analisi è fortemente raccomandata. Per chi è servito dall'acquedotto pubblico, la rete è oggi sottoposta a controlli intensivi e filtraggio a carboni attivi: un controllo periodico ogni 2-3 anni conferma l'efficacia del trattamento.
Quanto tempo ci vuole per ricevere il risultato?
I tempi standard sono 5-10 giorni lavorativi dalla ricezione del campione in laboratorio. Tempi più brevi sono incompatibili con il metodo LC-MS/MS e i controlli di qualità richiesti.
Quali filtri funzionano davvero contro i PFAS?
Carbone attivo a blocco (60-95% di rimozione) e osmosi inversa (85-99%). Filtri a sedimenti, filtri a maglia, addolcitori a resine cationiche NON rimuovono i PFAS. La manutenzione regolare (sostituzione cartucce) è essenziale per mantenere l'efficacia.
L'acqua in bottiglia è priva di PFAS?
Non necessariamente. Studi recenti hanno rilevato PFAS in alcune acque in bottiglia, anche se generalmente a concentrazioni inferiori rispetto alle acque di rete contaminate. La presenza dipende dalla fonte di approvvigionamento, non dal fatto di essere imbottigliata.

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