Salute

Arsenico nell'acqua del rubinetto

L'arsenico è un contaminante naturale dell'acqua del rubinetto, particolarmente presente in zone vulcaniche italiane come il Lazio settentrionale, parte della Toscana e della Campania. Anche a basse concentrazioni l'esposizione cronica è associata a un aumento del rischio di tumori e altre patologie. Per questo il D.Lgs. 18/2023 lo regola con un limite stretto di 10 µg/L. Per chi vive nelle aree interessate, conoscere e monitorare l'arsenico è fondamentale.

Cos'è l'arsenico in acqua

L'arsenico è un semimetallo presente naturalmente nella crosta terrestre. In acqua si trova principalmente come arsenico inorganico, nelle forme arsenito (As III) e arseniato (As V). La forma trivalente è più tossica e più mobile, ma anche più difficile da rimuovere. L'arsenico organico (presente in alcuni alimenti come pesce e crostacei) è meno tossico.

L'IARC classifica l'arsenico inorganico come cancerogeno certo per l'uomo (gruppo 1). L'esposizione cronica attraverso l'acqua potabile è associata a un aumento documentato del rischio di tumori della pelle, della vescica, dei polmoni e del fegato. Sono ben note epidemie di intossicazione cronica da arsenico in Bangladesh, India, Cile, Argentina, dove milioni di persone bevono acqua con arsenico molto superiore al limite.

In Italia il problema è limitato ad alcune aree vulcaniche, dove l'arsenico è di origine geologica naturale. Le concentrazioni sono generalmente più basse di quelle delle zone endemiche, ma diverse aree hanno richiesto interventi specifici degli acquedotti per rientrare nei limiti europei.

Da dove arriva nell'acqua del rubinetto

La fonte principale è naturale-geologica. Le rocce vulcaniche, in particolare quelle del vulcanismo recente (Lazio settentrionale, Campania, parti della Toscana), contengono arsenico che si dissolve nelle acque sotterranee. Anche acque termali e idrotermali sono spesso ricche di arsenico.

In Italia le aree storicamente interessate sono i bacini del Lazio settentrionale (provincia di Viterbo, alcuni comuni del Lazio centrale), zone della Toscana meridionale (Amiata, Maremma), parti della Campania (in particolare il vulcanico flegreo e vesuviano), zone della Sardegna (in alcune ex aree minerarie).

Fonti antropiche sono storicamente legate ad attività minerarie, industria metallurgica, vecchi pesticidi a base di arsenico (oggi vietati), conservanti del legno (CCA, oggi banditi per uso residenziale). In Italia la principale fonte resta geologica, salvo in singoli siti contaminati specifici.

Limiti di legge e range ideali

Il D.Lgs. 18/2023, in recepimento della direttiva UE 2020/2184, fissa per l'arsenico un limite di 10 µg/L nell'acqua destinata al consumo umano. È un parametro sanitario stretto, basato sulla cancerogenicità del composto. Il limite è in linea con il valore guida OMS e con quello dell'EPA statunitense.

Il valore ottimale è sotto 1 µg/L, soglia tecnologicamente raggiungibile e che minimizza il rischio cumulativo. L'OMS riconosce che il valore guida di 10 µg/L rappresenta un compromesso tecnico-economico, non una soglia di assenza di rischio: a 10 µg/L per esposizione lifetime ci si stima un rischio incrementale di tumore dell'ordine di 1 su 10.000 a 1 su 1.000.

Storicamente il limite europeo era 50 µg/L, abbassato a 10 µg/L nel 2003. Negli anni successivi diverse aree italiane ottennero deroghe ministeriali per gestire la transizione, con valori intermedi. La situazione è progressivamente rientrata grazie a interventi degli acquedotti.

Perché monitorarlo: effetti su salute, soprattutto a lungo termine

L'arsenico è un cancerogeno certo per l'uomo. L'esposizione cronica attraverso l'acqua potabile, anche a concentrazioni modeste ma protratte per decenni, è associata a un aumento documentato del rischio di tumori della pelle, della vescica, dei polmoni e del fegato.

Oltre alla cancerogenicità, l'arsenico cronico è associato a malattie cardiovascolari (ipertensione, aterosclerosi), diabete di tipo 2, neuropatie periferiche, problemi dermatologici (ipercheratosi palmo-plantare, iperpigmentazione), effetti sullo sviluppo nei bambini, e in alcune popolazioni effetti sulla funzione cognitiva.

Gli effetti tossici acuti si manifestano solo a dosi molto elevate (sopra 1000 µg/L), praticamente assenti nelle acque potabili italiane. La preoccupazione è quindi quasi esclusivamente per gli effetti cronici da esposizione protratta. In caso di esposizione documentata o dubbi sanitari è opportuno rivolgersi al medico.

Come si rileva l'arsenico

L'arsenico a basse concentrazioni (sotto 10 µg/L) richiede analisi di laboratorio qualificato. Le strisce reattive disponibili in commercio hanno sensibilità limitata e tendono a sottostimare. I kit di campo basati sulla generazione di arsina gassosa hanno precisione di 10-50 µg/L: utili per screening in zone endemiche ma non per verificare la conformità al limite europeo.

Il metodo di riferimento è la spettrometria di massa al plasma (ICP-MS), con limiti di rilevazione di 0,1 µg/L. Alcuni laboratori usano anche assorbimento atomico con generazione di idruri. Un'analisi completa può anche speciare l'arsenico in As III e As V, informazione utile per scegliere il trattamento più adatto.

Per chi vive in zone a rischio (Viterbo, Lazio settentrionale, Amiata, alcune zone della Campania) è particolarmente raccomandato verificare periodicamente la concentrazione di arsenico nella propria acqua, anche se il gestore certifica la conformità. La concentrazione può variare nel tempo in base alla provenienza dell'acqua e alle miscelazioni.

Come si riduce l'arsenico

L'arsenico è difficile da rimuovere con sistemi semplici. La bollitura lo concentra. La filtrazione con carbone attivo non è efficace sulla forma disciolta. Anche la disinfezione standard non lo elimina.

I sistemi domestici efficaci sono filtri ad allumina attivata, specifici per arsenico e fluoruri; sistemi a ossidi di ferro granulari (GFH, GFO), che adsorbono selettivamente l'arsenico V; osmosi inversa, che rimuove il 90-95% dell'arsenico. Lo scambio ionico anionico è efficace per arsenico V ma meno per arsenico III.

Per ottimizzare l'efficacia, l'arsenico III andrebbe preossidato a arsenico V con cloro o permanganato. Negli impianti acquedottistici delle zone interessate si usano sistemi industriali a base di adsorbenti specifici, coagulazione con sali di ferro, processi di scambio ionico in colonna. L'utente in zone a rischio dovrebbe valutare un'installazione sotto-lavello specifica per acqua da bere.

  • Filtri ad allumina attivata: specifici per arsenico
  • Adsorbenti a ossidi di ferro (GFH, GFO): alta efficacia
  • Osmosi inversa: rimuove fino al 95%
  • Scambio ionico anionico: efficace soprattutto per As V
  • Bollitura e carbone attivo standard: NON funzionano

Casi italiani noti

Il Lazio settentrionale è il caso italiano più documentato. Numerosi comuni delle province di Viterbo, Latina e parte della provincia di Roma hanno avuto storicamente acque con arsenico superiore al limite europeo di 10 µg/L. A partire dal 2003, l'Italia ha richiesto deroghe alla Commissione Europea per gestire la transizione. I comuni interessati hanno realizzato impianti di trattamento dedicati o cambiato fonti di approvvigionamento.

Anche zone della Toscana meridionale, in particolare il bacino dell'Amiata (province di Siena e Grosseto), sono state interessate da problematiche analoghe per origine geologica. In Campania, alcune aree del vulcanico flegreo hanno richiesto interventi specifici. In Sardegna, alcune zone connesse a ex attività minerarie hanno avuto problemi di contaminazione.

Anche oggi, in alcune piccole frazioni o comuni minori delle zone vulcaniche, possono persistere valori vicini al limite. La direttiva europea 2020/2184, recepita dal D.Lgs. 18/2023, mantiene il limite di 10 µg/L con obbligo di monitoraggio rafforzato nelle aree a rischio.

Domande frequenti

L'arsenico nell'acqua del rubinetto è pericoloso?
Sì, l'arsenico è classificato come cancerogeno certo dall'IARC. L'esposizione cronica anche a basse concentrazioni, protratta per decenni, è associata a un aumento del rischio di tumori della pelle, vescica, polmoni e fegato. Il limite di legge di 10 µg/L riflette un compromesso tecnico-sanitario, non una soglia di assenza di rischio. Per minimizzare l'esposizione l'obiettivo è restare il più possibile sotto questo limite.
Quali zone italiane hanno problemi di arsenico?
Le aree storicamente più interessate sono il Lazio settentrionale (Viterbo e dintorni), zone della Toscana meridionale (bacino dell'Amiata, Maremma), parti della Campania vulcanica, alcune aree della Sardegna. In queste zone l'arsenico è di origine geologica naturale, legato al vulcanismo. La situazione è progressivamente rientrata grazie a interventi degli acquedotti, ma in alcuni piccoli comuni possono persistere valori vicini al limite.
Come si elimina l'arsenico dall'acqua?
I sistemi efficaci per uso domestico sono filtri ad allumina attivata (specifici per arsenico e fluoruri), adsorbenti a ossidi di ferro (GFH, GFO), osmosi inversa (rimuove il 90-95%). La bollitura e i normali filtri a carbone attivo NON funzionano. Per chi vive in zone a rischio, un sistema sotto-lavello specifico per acqua da bere è la soluzione più pratica e affidabile.
Posso dare l'acqua con arsenico al neonato?
Per neonati e bambini piccoli è prudente assicurarsi che l'acqua di consumo abituale sia ben sotto il limite di legge di 10 µg/L, idealmente sotto 1 µg/L. In zone a rischio, è opportuno verificare con un'analisi periodica e, in caso di valori prossimi al limite, scegliere un'acqua alternativa documentata o un sistema di trattamento specifico. In caso di dubbi è consigliabile confrontarsi con il pediatra.
L'arsenico si percepisce al sapore?
No, l'arsenico è completamente inodore, incolore e insapore anche a concentrazioni superiori al limite di legge. Non è possibile rilevarlo dai sensi. È uno dei contaminanti più insidiosi proprio per questa caratteristica: solo un'analisi chimica può confermare la sua presenza e la sua concentrazione. Per zone a rischio l'analisi periodica è l'unica forma di monitoraggio possibile.

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