Da dove nasce il mito
Il mito si appoggia su un’intuizione semplice: la bottiglia è “chiusa”, l’acquedotto invece passa per migliaia di chilometri di tubature potenzialmente contaminate. Il marketing dell’acqua minerale ha rafforzato questo immaginario per decenni, presentando il prodotto come “purezza imbottigliata alla fonte”, in contrapposizione implicita all’acqua di rete.
Negli ultimi anni la diffusione mediatica del tema microplastiche ha alimentato la stessa narrazione: si è parlato molto delle microplastiche trovate nell’acqua potabile, ma raramente è stato chiarito il confronto quantitativo con l’acqua in bottiglia, che secondo gli studi più citati ne contiene tipicamente di più.
Cosa dice la scienza
Lo studio più noto è quello di Sherri Mason e collaboratori, pubblicato nel 2018 in collaborazione con Orb Media: ha analizzato 259 bottiglie di acqua in PET di 11 marchi internazionali, trovando in media 325 particelle di microplastica per litro, con punte molto più elevate. Il successivo lavoro di Schwabl et al. (Annals of Internal Medicine, 2019) ha confermato la presenza diffusa di microplastiche in matrici biologiche umane, identificando le acque in bottiglia come una delle vie di esposizione.
Sul fronte dell’acqua del rubinetto, lo studio Kosuth et al. (PLoS ONE, 2018) ha riportato concentrazioni medie inferiori, con marcata variabilità geografica. L’OMS, in un rapporto del 2019 (“Microplastics in drinking-water”), ha concluso che il livello attuale di rischio per la salute dalle microplastiche nell’acqua potabile è considerato basso sulla base dell’evidenza disponibile, raccomandando però di proseguire la ricerca, ridurre l’inquinamento da plastica e ottimizzare la rimozione nei trattamenti.
Il verdetto, in pratica
L’idea che la bottiglia “sigillata” sia di per sé garanzia di assenza di microplastiche è sbagliata: è la bottiglia stessa, insieme al tappo e al processo di imbottigliamento, una delle principali sorgenti di micro‑ e nanoplastiche. L’esposizione al calore (auto, magazzino estivo, dispenser non condizionati) peggiora la situazione perché favorisce il rilascio di particelle dal PET.
Questo non significa che l’acqua del rubinetto sia priva di microplastiche, ma in confronto medio risulta in quantità inferiori. Ridurre l’uso quotidiano di bottiglie monouso è quindi una scelta sensata sia in termini ambientali sia in termini di esposizione personale alle microplastiche.
Cosa fare se sei preoccupato
Sul tema microplastiche manca ancora un metodo analitico standardizzato per uso domestico routinario: non esiste oggi un “kit microplastiche” affidabile alla pari delle analisi chimico‑fisiche classiche. Ciò che si può fare è ridurre l’esposizione complessiva e tenere sotto controllo i parametri sanitari classici dell’acqua di casa.
- Preferisci l’acqua del rubinetto in bicchieri di vetro o borracce in acciaio inox.
- Evita di lasciare bottiglie in PET al sole o in auto.
- Per una filtrazione aggiuntiva valuta sistemi a carbone attivo o ultrafiltrazione/osmosi (rimuovono particolato fine).
- Controlla i parametri classici dell’acqua di casa con un’analisi periodica.