PFAS: perché serve qualcosa di nuovo
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono molecole estremamente stabili, soprannominate forever chemicals proprio perché non si degradano nei tempi rilevanti per i sistemi naturali. La filtrazione tradizionale (sabbia, filtri a maglia) non li rimuove, e la disinfezione con cloro non li distrugge.
La direttiva UE 2020/2184 impone alle gestioni acquedottistiche di rispettare nuovi limiti dal 2026: 0,5 µg/L come somma totale dei PFAS e 0,1 µg/L come somma di venti PFAS specifici. Per chi gestisce acqua di pozzo privato, gli stessi limiti sono richiamati nelle norme regionali in Veneto, Lombardia, Piemonte e Toscana.
Nanofiltrazione: la tecnologia di riferimento
La nanofiltrazione utilizza membrane con pori di 1-10 nanometri, capaci di trattenere i PFAS a catena lunga (PFOA, PFOS) con efficienze superiori al 90% e quelli a catena corta (PFBA, PFBS) con efficienze 50-80%, in funzione delle condizioni operative.
I costi operativi per un impianto centralizzato sono di 0,15-0,30 euro al metro cubo, includendo energia elettrica, sostituzione membrane e gestione del concentrato. Quest'ultimo è il vero punto critico: la nanofiltrazione concentra i PFAS in una corrente di scarto che va smaltita come rifiuto speciale.
Osmosi inversa avanzata
L'osmosi inversa con membrane di nuova generazione raggiunge efficienze di rimozione superiori al 99% per tutti i PFAS, inclusi quelli a catena cortissima. È la tecnologia più efficace ma anche la più energivora e produce volumi di concentrato più alti.
Per uso domestico esistono sistemi RO sottolavello che, abbinati a un post-filtro a carbone attivo, abbattono i PFAS al livello di tracce. Costi di acquisto 350-800 euro, manutenzione annuale 80-150 euro. Per famiglie in zone a contaminazione documentata è una soluzione realistica, da valutare però sempre dopo un'analisi che confermi presenza e tipologia dei composti.
Carboni attivi granulari rigenerati
I GAC (Granular Activated Carbon) ad alta superficie specifica rimangono la tecnologia più diffusa nei trattamenti centralizzati. Le efficienze sui PFAS a catena lunga sono buone (70-90%), su quelli a catena corta sono modeste (20-50%). La rigenerazione termica del carbone esausto è un punto chiave del 2026: riduce i costi operativi e abbatte l'impatto ambientale rispetto allo smaltimento.
Per le caraffe filtranti consumer, le cartucce dichiarate per PFAS dichiarano riduzioni indicative ma raramente sono certificate secondo standard NSF/ANSI 53 per i PFAS. Prima di acquistarne una è utile leggere i rapporti di prova del costruttore, non solo le claim di marketing.
Resine a scambio ionico selettive
Le resine a scambio ionico specificamente progettate per PFAS sono la novità più interessante degli ultimi anni. Hanno selettività elevatissima e raggiungono efficienze >95% anche sulle catene corte, ma costano 5-10 volte più dei GAC tradizionali.
Vengono utilizzate principalmente come stadio di affinamento finale o come unica tecnologia in impianti piccoli con flussi limitati. Per un consumatore domestico non sono ancora un'opzione diretta, ma alimentano la prossima generazione di filtri sottolavello premium.
Cosa fare a casa nelle zone a rischio
Se vivi in una zona dove è documentata storicamente una contaminazione da PFAS, il primo passo è verificare la situazione reale al rubinetto, non assumere il caso peggiore. I PFAS sono parametri analiticamente complessi e i kit fai-da-te non li misurano in modo affidabile.
La strada corretta è rivolgersi a un laboratorio qualificato per l'analisi PFAS dell'acqua del rubinetto, che fornisca un kit di prelievo con contenitori dedicati e un rapporto di prova in cromatografia liquida ad alta risoluzione, con limiti di quantificazione coerenti con i valori soglia della direttiva.