Scienza9 min

Desalinizzazione dell'acqua di mare in Italia: stato dell'arte e prospettive

Con la crisi idrica strutturale che ha investito il Sud Italia e le isole negli ultimi anni, la desalinizzazione è passata dall'essere un argomento da seminario a una realtà operativa. Nel 2026 sono attivi impianti in Sicilia, Sardegna, Puglia, Liguria e Toscana, con capacità complessive in crescita. In questo articolo facciamo il punto sulle tecnologie disponibili, sulla qualità dell'acqua effettivamente erogata al rubinetto, sugli impatti ambientali (consumo energetico, gestione della salamoia) e su quanto resta una soluzione di emergenza rispetto a un'infrastruttura strategica.

Lo stato del 2026 in Italia

Gli impianti di desalinizzazione operativi in Italia nel 2026 includono Porto Empedocle e Trapani in Sicilia, Capoterra e Olbia in Sardegna, Taranto in Puglia, il dissalatore mobile di Genova e quello dell'isola d'Elba. La capacità complessiva supera i 2 milioni di metri cubi al giorno, una frazione ancora limitata del fabbisogno nazionale ma significativa per i territori serviti.

Molti impianti sono nati come emergenza idrica e sono diventati infrastrutture stabili. Il PNRR ha finanziato il rifacimento e il potenziamento di diversi siti, con un'attenzione crescente all'efficienza energetica e alla gestione della salamoia di scarto.

Tecnologie: osmosi inversa al vertice

La quasi totalità degli impianti italiani utilizza osmosi inversa (RO) a singolo o doppio passo. È la tecnologia oggi più efficiente in termini energetici, con consumi tra 3 e 4,5 kWh/m³ per acqua di mare e tra 1 e 2 kWh/m³ per acqua salmastra di falda.

Le tecnologie termiche (MED, MSF) restano marginali in Italia: sono più costose dal punto di vista energetico ma producono acqua di altissima qualità. Vengono talvolta accoppiate a fonti di calore di scarto in contesti industriali specifici.

  • Pretrattamento: filtrazione e dosaggio antiscalanti.
  • Stadio principale: membrane RO a spirale avvolta.
  • Post-trattamento: remineralizzazione e disinfezione.
  • Gestione salamoia: scarico controllato in mare profondo o cristallizzazione.

Qualità dell'acqua desalinizzata al rubinetto

L'acqua desalinizzata, all'uscita dalle membrane, è praticamente demineralizzata. Per uso potabile viene rimineralizzata aggiungendo calcio e magnesio, sia per ragioni sanitarie (un'acqua troppo povera è aggressiva per le tubazioni e poco gradevole al gusto) sia per stabilizzare il pH e il potere tampone.

Il risultato finale è un'acqua tipicamente leggera (residuo fisso 200-400 mg/L), con sapore neutro, basso contenuto di nitrati e durezza moderata. La conformità alla direttiva UE 2020/2184 e al decreto italiano di recepimento viene verificata periodicamente dai gestori, ma il consumatore può sempre verificare puntualmente al proprio rubinetto.

Impatto ambientale: la salamoia è il vero problema

Per ogni metro cubo di acqua potabile prodotta, un dissalatore produce 1-1,5 m³ di salamoia con salinità doppia rispetto al mare in ingresso. Lo scarico in mare a profondità e con diluizione adeguata è la pratica standard, ma in bacini chiusi (come parti dell'Adriatico) richiede valutazioni d'impatto ambientale specifiche.

Il consumo elettrico, anche se ridotto grazie ai recuperatori di pressione di nuova generazione, resta significativo. Le nuove gare europee 2025-2026 richiedono che gli impianti siano alimentati prevalentemente da fonti rinnovabili o accoppiati ad accumuli energetici. Alcuni impianti siciliani sono già integrati con campi fotovoltaici dedicati.

Costi e tariffe

Il costo di produzione di un metro cubo di acqua desalinizzata in Italia oscilla tra 0,80 e 1,40 euro, contro 0,30-0,50 euro di un'acqua di falda convenzionale. La differenza viene generalmente assorbita dalla tariffa media del gestore, senza un sovrapprezzo specifico per gli utenti serviti.

In contesti di siccità estrema, dove l'alternativa è il razionamento o il trasporto di acqua via nave, il costo è competitivo. Come fonte ordinaria, la desalinizzazione resta più cara delle alternative ed è giustificabile solo dove non ci sono altre opzioni sostenibili.

Quando ha senso verificare al rubinetto

L'acqua desalinizzata erogata in rete è controllata dal gestore e dalle ASL, ma può essere utile verificare al proprio rubinetto in alcuni casi: edifici con tubazioni interne molto vecchie (rischio di rilascio di metalli), serbatoi di accumulo condominiali (microbiologia), abitazioni dove si percepisce un sapore diverso dopo un cambio di fonte di approvvigionamento.

In questi casi è opportuno rivolgersi a un laboratorio qualificato per l'analisi dell'acqua del rubinetto per avere un dato puntuale, soprattutto sui parametri che la rete non controlla nel singolo punto di consumo: piombo, rame, microbiologia da impianto interno.

Domande frequenti

L'acqua desalinizzata è sicura da bere?
Sì, se prodotta da impianti certificati e rimineralizzata correttamente. La direttiva UE 2020/2184 si applica integralmente e i controlli sono frequenti. Il sapore è in genere neutro, talvolta leggermente diverso da un'acqua di falda locale.
Quanta energia consuma un dissalatore?
Tra 3 e 4,5 kWh per metro cubo per acqua di mare. È un consumo significativo ma molto inferiore alle tecnologie termiche tradizionali grazie ai recuperatori di pressione.
Cosa succede alla salamoia di scarto?
Viene scaricata in mare a profondità adeguata e con diffusori che ne accelerano la diluizione. In bacini chiusi o sensibili sono richieste valutazioni d'impatto ambientale specifiche.
In Italia ci saranno altri dissalatori?
Sì, diversi progetti sono finanziati dal PNRR per la Sicilia e la Sardegna. La desalinizzazione è considerata parte del mix di soluzioni alla crisi idrica strutturale del Sud Italia.

Articoli correlati

Hai un referto? Calcola il punteggio della tua acqua con GoccIA in 30 secondi.