Quanto si perde davvero: il dato ISTAT
Il Censimento delle acque per uso civile dell'ISTAT è la fonte di riferimento per misurare la dispersione idrica in Italia. L'ultima rilevazione disponibile colloca il valore medio nazionale di perdite totali in distribuzione intorno al 40% dell'acqua immessa in rete. È un dato che oscilla pochissimo da una rilevazione all'altra, segno di una difficoltà strutturale a recuperare efficienza.
Le perdite si distinguono in apparenti — errori di misura, allacci abusivi, consumi non contabilizzati — e reali, dovute a rotture, microfessurazioni e giunti inefficienti. Le perdite reali sono la quota più rilevante e quella che impatta sulla risorsa.
Le cause: età delle reti e materiali
Una parte significativa delle reti di distribuzione italiane è stata posata in opera tra gli anni '50 e gli anni '80 del secolo scorso, con materiali — acciaio, ghisa grigia, cemento amianto, polietilene di prima generazione — oggi soggetti a fenomeni di degrado avanzato. Il tasso medio di rinnovo annuale resta basso rispetto al fabbisogno teorico.
Si aggiungono pressioni di esercizio elevate, scarsa sezionabilità delle reti, telecontrollo limitato e una storica difficoltà di mappatura precisa del tracciato.
- Reti datate, con porzioni risalenti a oltre cinquant'anni fa.
- Materiali soggetti a corrosione e fessurazione.
- Pressioni di esercizio non sempre ottimizzate per ridurre le perdite.
- Telecontrollo e digitalizzazione ancora in fase di sviluppo.
Le differenze territoriali
ISTAT documenta da anni un netto divario Nord-Sud. Le regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est presentano in media perdite più contenute, mentre alcune regioni del Sud e delle isole superano abbondantemente il 50% di dispersione. Le ragioni sono molteplici: condizioni orografiche più impegnative, gestioni più frammentate, minore capacità storica di investimento.
Anche all'interno della stessa regione esistono divari notevoli fra capoluoghi: città con perdite stimate sotto il 25% convivono con altre vicine al 60%. La variabile decisiva è la solidità del gestore e la continuità degli investimenti pluriennali.
Impatti su risorsa, tariffa e qualità
Le perdite hanno tre conseguenze rilevanti: spreco di risorsa idrica scarsa, costi di pompaggio e trattamento sostenuti senza ritorno utile e maggiore rischio di ingressi di contaminanti dalle fessurazioni in caso di depressioni transitorie. Per chi vuole un riscontro indipendente sul punto di consegna è possibile eseguire un'analisi chimico-microbiologica con kit di prelievo.
Le perdite incidono indirettamente anche sulla tariffa: una rete inefficiente richiede maggiori volumi captati e trattati per coprire la stessa domanda.
PNRR e investimenti: cosa è in campo
Una parte significativa delle risorse del PNRR dedicate al ciclo idrico è destinata alla riduzione delle perdite, attraverso distrettualizzazione delle reti, sostituzione di tratte, installazione di misuratori intelligenti e telecontrollo. L'obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente il valore medio nazionale, ma la portata degli interventi necessari è ingente.
I primi cantieri completati indicano riduzioni delle perdite anche superiori a un terzo nelle reti distrettualizzate, segnale incoraggiante ma ancora lontano dal modificare il dato aggregato.
Cosa significa per il cittadino
Le perdite non riguardano direttamente la qualità dell'acqua erogata al rubinetto, che resta sotto controllo, ma incidono sul costo del servizio, sulla resilienza in caso di siccità e sulla sostenibilità ambientale. Conoscere il valore delle perdite della propria città è un indicatore utile per capire lo stato del servizio.