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Dispersione idrica nelle città italiane: la classifica delle perdite

Le perdite di rete in Italia non sono distribuite in modo uniforme: a parità di paese le città presentano valori molto diversi, frutto di anni di investimenti differenti. ISTAT pubblica periodicamente i dati per capoluogo di provincia, e il quadro che emerge è molto eterogeneo. In questo articolo proviamo a leggere la classifica per macro-gruppi: chi sta meglio, chi sta peggio, e perché.

Cosa misura il dato sulle perdite

Il dato ISTAT sulle perdite di rete misura la differenza fra l'acqua immessa nella rete di distribuzione di un capoluogo e l'acqua effettivamente erogata agli utenti, espressa come quota percentuale. Include sia perdite reali (rotture, fessurazioni) sia apparenti (errori di misura, consumi non contabilizzati).

È un indicatore essenziale ma con margini di approssimazione: dipende dalla qualità della misurazione, dalla copertura dei misuratori e dalla precisione del bilancio idrico del gestore.

I capoluoghi con perdite più basse

Le città italiane con perdite più contenute si concentrano prevalentemente al Nord, in particolare in alcune realtà del Nord-Est e in capoluoghi serviti da gestori storicamente solidi. Si tratta di valori che possono scendere sotto il 25%, ben al di sotto della media nazionale.

Sono in genere territori dove la rete è stata progressivamente rinnovata, con strategie di distrettualizzazione, controllo delle pressioni e telecontrollo avanzato.

  • Diversi capoluoghi del Nord-Est registrano valori sotto il 30%.
  • Realtà del Nord-Ovest con gestori solidi mantengono valori contenuti.
  • Politiche di distrettualizzazione delle reti adottate da anni.
  • Continuità degli investimenti pluriennali.

I capoluoghi con perdite più alte

All'altro estremo si trovano capoluoghi del Sud e delle isole con perdite che superano il 60%, e in alcuni casi si avvicinano al 70%. Sono spesso aree con reti datate, orografia complessa e una storia di investimenti più discontinua.

Anche al Centro non mancano capoluoghi con valori sopra la media nazionale, frutto di una combinazione di reti vetuste e bilanci idrici non sempre precisi.

Perché le differenze sono così marcate

Le ragioni dei divari sono molteplici: età della rete, materiali utilizzati, pressioni di esercizio, qualità del telecontrollo, capacità del gestore di mantenere una squadra dedicata al ricerca perdite, livello degli investimenti negli ultimi venti anni.

Conta anche la pianura o la montagna: reti collinari e montane sono più soggette a rotture per pressioni elevate e movimenti del terreno.

Cosa significa per il cittadino

Vivere in una città con perdite molto elevate non significa ricevere acqua di qualità peggiore: la rete resta in pressione e i controlli di qualità si applicano comunque. Significa però che il sistema è meno efficiente, più costoso in termini ambientali ed economici, e più vulnerabile in caso di siccità.

Per chi vuole comunque verificare la qualità del proprio punto di consegna, è possibile richiedere un'analisi indipendente in laboratorio e confrontarla con i dati del gestore.

Cosa serve per migliorare

Il miglioramento passa per investimenti pluriennali continuativi: ricerca perdite attiva, sostituzione delle tratte critiche, distrettualizzazione, telecontrollo. I primi risultati nei territori dove il PNRR è più avanzato sono incoraggianti, ma la classifica complessiva si muove lentamente.

Domande frequenti

Qual è la città italiana con meno perdite?
Le classifiche ISTAT individuano i valori più virtuosi in alcuni capoluoghi del Nord-Est e in poche realtà del Nord-Ovest, con valori che possono scendere sotto il 25%.
Quali capoluoghi hanno le perdite più alte?
Alcuni capoluoghi del Sud e delle isole superano il 60% di dispersione. La classifica varia leggermente di anno in anno ma i territori critici restano sostanzialmente gli stessi.
Le perdite influenzano la qualità dell'acqua che bevo?
In condizioni normali no, la rete è in pressione. Le perdite incidono però sulla sostenibilità economica e ambientale del servizio.
Posso conoscere il dato della mia città?
Sì, è pubblicato nel Censimento delle acque per uso civile di ISTAT e nei report periodici di ARERA.

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