Perché l'acqua è critica nel settore beauty
Le acque dure, ricche di calcio e magnesio, riducono l'efficacia degli shampoo, rendono difficile il risciacquo delle tinte e dei decoloranti e provocano accumulo di calcare sui lavatesta, sulle resistenze degli scaldabagni e sui terminali di erogazione delle cabine. Acque troppo cariche di cloro libero possono interferire con la chimica dei trattamenti per capelli e provocare irritazioni della cute, soprattutto nei clienti più sensibili. Concentrazioni elevate di ferro o di manganese, frequenti nei pozzi privati, possono virare il colore dei capelli verso tonalità indesiderate dopo lavaggi o trattamenti decoloranti.
Nei centri benessere il quadro diventa più complesso: piscine, vasche idromassaggio, hammam e cabine umide presentano profili di rischio simili a quelli delle piscine pubbliche, con necessità di controllo di parametri specifici (cloro libero e combinato, pH, trialometani, microbiologia) e di prevenzione della legionella.
Per il titolare ne deriva un duplice interesse: tutelare la qualità del servizio offerto al cliente e gestire il rischio biologico per il personale che lavora a contatto con l'acqua e con gli aerosol.
Obblighi normativi nel settore beauty
Il Regolamento CE 1223/2009 sui prodotti cosmetici considera l'acqua come ingrediente o veicolo di applicazione del cosmetico, con conseguenti implicazioni sulla qualità che deve garantire. Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare i rischi per il personale, compreso il rischio biologico legato all'esposizione ad aerosol di docce, vasche e ambienti umidi.
Per le SPA e i centri benessere con piscine si applicano le disposizioni dell'Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 sulle piscine ad uso natatorio, che disciplinano i parametri chimico-fisici e microbiologici dell'acqua delle vasche. I regolamenti comunali e regionali per l'igiene e la sanità pubblica possono integrare prescrizioni specifiche per acconciatori, estetisti e centri benessere, ad esempio in tema di disinfezione di strumenti e di gestione dell'acqua di lavorazione.
Per i centri che includono aree di somministrazione di alimenti e bevande (caffetteria, snack bar, tisane) si applicano in aggiunta gli obblighi HACCP del Reg. UE 852/2004.
Parametri da analizzare
Il pannello tipico si articola su due livelli. Per un salone di acconciatori o un centro estetico standard l'attenzione è soprattutto su parametri chimico-fisici e tecnologici, che impattano sulla qualità del servizio e sulla durata degli impianti. Per una SPA con piscina e vasche si aggiungono i parametri delle acque ad uso natatorio e i controlli specifici per la legionella.
- Durezza totale, parametro chiave per la gestione di addolcitori e per la cura di capelli e pelle
- Cloro residuo, da monitorare per evitare interferenze con trattamenti chimici e irritazioni cutanee
- Ferro e manganese, particolarmente rilevanti per chi utilizza acqua di pozzo
- pH, indicatore di base sia per la qualità del servizio sia per la corrosività dell'acqua
- Microbiologia di base per piscine, vasche e docce condivise
- Legionella in centri benessere con impianti complessi, docce comuni e generazione di aerosol
Frequenza dei controlli
Per un salone di acconciatori o un centro estetico tradizionale è ragionevole una analisi annuale di base, che permette di tenere sotto controllo durezza, cloro residuo e parametri principali. Quando si utilizza acqua di pozzo o vi sono sospetti di degrado dell'impianto è opportuno aumentare la frequenza e ampliare il pannello.
Nei centri benessere con piscine, vasche idromassaggio e cabine umide la frequenza è significativamente più alta: i parametri della vasca (cloro libero, pH, microbiologia) vanno controllati con cadenza mensile o anche più frequente, mentre la legionella nelle docce e nei punti distali va monitorata con cadenza semestrale, secondo quanto previsto dalle Linee guida ministeriali.
Cosa succede in caso di non conformità
Per i parametri tecnologici e di qualità del servizio (durezza, cloro, ferro, manganese) la non conformità non comporta in genere conseguenze sanzionatorie dirette, ma è il segnale che è necessario intervenire sugli impianti: installazione o manutenzione di addolcitori, di sistemi di trattamento del ferro o di sistemi di declorazione, sostituzione di filtri esausti.
Per i parametri sanitari di piscine e vasche, le sanzioni amministrative previste dalla normativa vigente possono essere applicate dalle ASL competenti in seguito a ispezione, con eventuale obbligo di chiusura temporanea dell'impianto. Per la legionella, una positività significativa nelle docce o nelle saune impone l'attivazione di un protocollo di disinfezione e successive analisi di verifica.
Come organizzare l'analisi
Per un salone tradizionale è sufficiente prelevare al lavatesta principale e a un eventuale rubinetto della zona trattamenti, oltre al rubinetto del bagno per il controllo generale di potabilità. In un centro benessere il piano di campionamento include il rubinetto di rete in entrata, la vasca della piscina, le docce comuni, le vasche idromassaggio e i punti più rappresentativi dell'impianto di acqua calda sanitaria.
L'utilizzo di un kit di prelievo predisposto da un laboratorio qualificato consente di gestire correttamente la diversità dei contenitori e dei neutralizzanti necessari (ad esempio per il cloro nei campioni microbiologici e nei campioni delle vasche). Il rapporto di prova rilasciato dal laboratorio, redatto con metodi validati conformi alle norme tecniche, va archiviato e tenuto a disposizione per il personale tecnico e per eventuali ispezioni.
Errori comuni nel settore
Alcuni errori ricorrenti penalizzano sia la qualità del servizio sia la sicurezza del cliente e del personale.
- Installare un addolcitore senza poi controllarne periodicamente la rigenerazione e la qualità dell'acqua addolcita
- Trascurare la sanificazione dei tubi dei lavatesta dopo periodi di chiusura
- Non eseguire flussaggio e disinfezione di docce e vasche dopo periodi di scarso utilizzo
- Affidarsi unicamente all'aspetto e all'odore dell'acqua come indicatori di qualità
- Non considerare il rischio biologico per il personale che opera ogni giorno a contatto con aerosol e umidità